Dopo la pubblicazione tardiva delle linee guida del 4 luglio, i tecnici incaricati della valutazione stanno affrontando sfide critiche nel rispettare i requisiti definiti dal Manuale di Frascati. Tale documento stabilisce i parametri di innovazione, imponendo che i progetti dimostrino novità e creatività, per accedere ai benefici fiscali.
Un contesto complesso per la validazione
Il credito d’imposta per la R&S si propone di agevolare le imprese impegnate nello sviluppo tecnologico, ma le linee guida introdotte di recente aumentano la difficoltà di ottenere la validazione. Le valutazioni devono retrocedere fino a progetti avviati dal 2015 al 2021, richiedendo ai certificatori di ricostruire il contesto dell’epoca per stabilire se effettivamente le innovazioni fossero nuove rispetto al “pubblico dominio” tecnologico. Molte imprese, in particolare quelle che si occupano di sviluppo intensivo in R&S, hanno più progetti attivi annualmente, spesso dai 15 ai 20. La capacità di risposta dei certificatori risulta ulteriormente rallentata dalla necessità di esplorare le conoscenze accessibili nel periodo di avvio del progetto e dalle verifiche di brevetti, dati di mercato e tecnologie già esistenti, come richiesto dal Manuale di Frascati.
Sfida per i certificatori: originalità e innovazione
L’aspetto della “novità” è essenziale per qualificare l’attività come R&S: per rispettare il criterio, ogni progetto deve avere caratteristiche che lo distinguano dalle conoscenze e tecnologie disponibili nel mercato. Le linee guida affermano che la valutazione deve essere effettuata in base a un confronto tra il livello tecnologico del progetto e la base di conoscenze pubbliche al tempo della sua ideazione. Il Manuale di Frascati è estremamente rigido nell’escludere attività meramente imitatorie; per questo, il certificatore deve attestare che, al momento dell’avvio, le conoscenze e le tecniche applicate non fossero già comunemente accessibili. Per progetti del passato, ciò comporta un esame minuzioso di brevetti, analisi di mercato, pubblicazioni scientifiche e altre fonti. La novità, però, non è l’unico requisito da rispettare: i progetti devono dimostrare anche creatività nell’affrontare ostacoli scientifici o tecnologici.
Creatività e difficoltà tecniche: documentazione richiesta
Per la validazione del criterio di “creatività,” il certificatore deve dimostrare che l’impresa ha affrontato e superato sfide tecniche o scientifiche significative nel corso della ricerca. Tale processo deve risultare documentato nel dettaglio, inclusi eventuali fallimenti o modifiche successive a ipotesi originarie. Secondo il Manuale di Frascati, queste difficoltà sono la base per giustificare l’originalità del progetto. Tuttavia, la natura tecnica e complessa dei requisiti spesso rende complesso stabilire l’adeguatezza degli sviluppi passati rispetto alle attese attuali. La questione è resa più complessa per settori come quello della moda, dove le innovazioni tendono a essere rapidamente imitatrici. A tale proposito, il recente “Tavolo Moda” del MIMIT ha aperto la possibilità di istituire un “saldo e stralcio” per sanare alcune discrepanze sul periodo 2015-2019, riducendo le criticità per le imprese che, nel frattempo, si sono trovate in una posizione ambigua rispetto al credito R&S.
Pressione crescente e prospettive future
Nonostante la crescente pressione sui certificatori, le linee guida ribadiscono che solo le attività effettivamente innovative possono accedere al credito d’imposta per la R&S, il che esclude attività rivolte esclusivamente a miglioramenti marginali. Sarà cruciale, per le autorità e per le imprese, trovare un equilibrio che garantisca il rispetto dei requisiti senza penalizzare inutilmente l’innovazione in Italia.