Secondo l’ultima analisi dell’Istat, la spesa italiana per attività di ricerca e sviluppo (R&S) ha registrato un aumento significativo nel 2022, raggiungendo circa 27,3 miliardi di euro. Questo dato rappresenta un incremento del 5% rispetto all’anno precedente e del 3,9% rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019. Tuttavia, l’incidenza della spesa sul Prodotto Interno Lordo (PIL) è scesa all’1,37%, in calo rispetto all’1,41% dell’anno precedente. Questo trend positivo nella spesa per R&S è particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove gli investimenti hanno visto un aumento del 11,2% nelle Isole e del 6,1% nel Sud.
Analisi della spesa per settore
L’incremento della spesa per R&S nel 2022 è stato sostenuto in gran parte dalle medie e grandi imprese, le quali hanno visto aumenti rispettivi del 1,2% e del 6,4%. Tuttavia, le piccole imprese, con meno di 50 addetti, hanno subito una contrazione del 5,3%. Anche altri settori hanno contribuito a questa crescita: le università hanno aumentato la loro spesa del 7,5%, le istituzioni pubbliche del 5,2%, e le organizzazioni non profit del 2,7%. Nonostante le prospettive per il 2023 mostrino un leggero calo della spesa in R&S da parte delle imprese (-0,3%), le previsioni indicano un recupero nel 2024, con un incremento atteso del 4,6% rispetto al 2023. Questo segnale è incoraggiante, suggerendo una ripresa della fiducia nel settore e nell’innovazione.
Composizione della spesa
Nel 2022, il settore privato, che include imprese e organizzazioni non profit, ha rappresentato il 61,4% della spesa totale in R&S intra-muros, investendo circa 16,3 miliardi di euro. Le università hanno contribuito con il 24,6%, mostrando un lieve aumento nella loro partecipazione, mentre il settore pubblico ha mantenuto un contributo stabile del 14,0%. Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, le imprese continuano a essere la principale fonte di finanziamento della R&S, coprendo il 53,2% della spesa totale. Nel 2022, si è registrato un aumento sia della spesa finanziata dal settore pubblico (+6,2%) che da quello privato (+3,6%), con una crescita notevole della componente finanziata dall’estero, che ha visto un incremento del 12,7%.
Tendenze nella ricerca
Un aspetto interessante del report è la chiara tendenza alla crescita della spesa nelle due principali componenti della R&S: la ricerca di base e quella applicata. La spesa per la ricerca di base ha registrato un aumento dell’8,8% rispetto al 2021, raggiungendo i 6,7 miliardi di euro, mentre la ricerca applicata ha visto un incremento del 6,6%, consolidando la sua posizione come principale voce di investimento con oltre 11 miliardi di euro. Inoltre, il settore dello sviluppo sperimentale di nuovi prodotti e processi ha mostrato un lieve aumento del 0,7%. È importante notare che tre quarti della spesa totale, pari a 20,3 miliardi di euro, è stata sostenuta da sei regioni nel Centro-Nord, con il Mezzogiorno che ha contribuito con una quota del 15,6%, grazie a un incremento dell’11,2%.
Prospettive future
Per il 2023, le previsioni indicano un aumento del 4,1% negli stanziamenti per R&S da parte delle amministrazioni centrali, delle Regioni e delle Province autonome, passando da 12,8 miliardi del 2022 a circa 13,4 miliardi. Questo investimento rappresenta un segnale positivo per il futuro della ricerca in Italia, con l’auspicio che la crescita continui nei prossimi anni. In conclusione, il report Istat mette in luce un quadro incoraggiante per la spesa in ricerca e sviluppo in Italia, evidenziando sia le sfide che le opportunità future. Le diverse componenti della R&S mostrano segni di ripresa, il che è essenziale per il progresso e la competitività del sistema economico italiano.